La scena si svolge nel 1953.
La vita a volte gioca a rimpiattino e c'è chi si lascia facilmente coinvolgere dal gioco delle parti, soprattutto quando gli incentivi sono costituiti dal bel sesso e dalle curve al punto giusto. Ulisse Crovato, un attempato viveur, sempre in preda ai giovanili ardori, da impenitente libertino rifiuta categoricamente il disarmo. Trascorre la sua vita, sentimentalmente libera e vuota, distribuendo a dritta e a manca alle numerose cocottes di turno 'sorrisi e schei'. Per mantener fede al patto col diavolo, ha rinunciato ai veri affetti abbandonando moglie e figlia al loro destino. Ora, vent'anni dopo, il passato ritorna e gli presenta il conto, che è naturalmente molto salato. Ritornato dall'America, ben piazzato in società e dalle floride finanze, vorrebbe riconquistare quella figlia, abbandonata in fasce, ma l'impresa risulta, fin dal principio, assai ardua.
La commedia brillante si snoda attorno alla reciproca ricerca di un padre e di una figlia, che si confrontano nelle testarde caparbietà che li dividono e al tempo stesso li accomunano e solo l'arrivo inatteso della moglie farà precipitare la situazione verso il momento dei chiarimenti inderogabili, nel vano tentativo di recupero di quegli affetti passati a cui i protagonisti hanno stupidamente per decenni rinunciato. Il lieto fine è dietro l'angolo e sorprende piacevolmente lo spettatore che si lascia coinvolgere nel gioco delle parti dei protagonisti, a cui fanno coro: un timido amico di Ulisse, una cocotte interessata ed appiccicosa e un petulante cameriere di assoluta garanzia; un nutrito corollario di caratterizzazioni che fanno di questo lavoro di Enzo Duse un vero capolavoro del nostro amato teatro veneto.
Per la cronaca, è stato il Teatro del Ridotto a Venezia a tenere a battesimo questa commedia il 22 febbraio 1954 con la Compagnia Veneta diretta dal grande Carlo Micheluzzi insieme alla altrettanto indimenticabile consorte Margherita Seglin.