È un’occasione unica, quella che offre il Museo Diocesano, di ammirare opere, normalmente non accessibili al pubblico. Si è, infatti approfittato della chiusura temporanea, causa restauri, del Palazzo Patriarcale per metterne in mostra i quadri.
Fulcro dell’esposizione è il “ciclo di Santa Caterina” provvidenzialmente trasferito in Patriarcato prima che prendesse fuoco il presbiterio dell’omonima chiesa, dove era originalmente collocato. Sono sei episodi dedicati alla Santa, dipinti a metà del XVI secolo, dal Tintoretto, che vi lascia, specie nell’episodio del martirio con la ruota, la sua impronta luministica e ( molto) dalla sua bottega. A confronto, nella stessa sala, una tela, di grande qualità, del 1618- 23, di Jacopo Palma il Giovane, “La madre di Santa Caterina consulta i saggi per le nozze della figlia” sempre proveniente dalla stessa chiesa e sempre appartenente al Patriarcato, ma esposta nell’atrio di questo palazzo, date le grandi dimensioni (cm 415 x 300).
È questa l’unica eccezione al criterio espositivo seguito in questa mostra, dove i quadri sono raggruppati secondo la sequenza delle diverse stanze. È ovvio che la maggior parte delle opere si riferiscano a un soggetto religioso, con l’unica eccezione dei paesaggi campestri del XVIII secolo, di anonimo (sala rossa) . Spesso queste tele non hanno ancora trovato una loro sicura attribuzione: è il caso della serie di profeti (corridoio), databili intorno alla metà del XVI secolo, non per questo di qualità inferiore. Anzi tra gli scopi della mostra va anche annoverato quello di permettere agli studiosi, grazie al confronto visivo, un approfondimento e nuove ipotesi attributive.
Tra i quadri di “autore”, invece si segnalano “L’incoronazione della Vergine” dell’Aliense (1620 ca); la “Madonna del Rosario” di Francesco Lorenzi (1750 ca). Tra i nomi consacrati, ancora un Jacopo Palma il Giovane con una “Ultima cena” del 1620 ed una emozionante ed inconsueta, dal punto di vista iconografico. “Deposizione” di Gregorio Lazzarini (inizio XVIII secolo), dalla cappella del Patriarcato, dove si trova anche il capolavoro assoluto di questa collezione, ovvero
la “Natività” di Giambattista Tiepolo del 1732
Un capitolo a parte è quello dei ritratti dei Patriarchi, a cominciare dal primo, quello di San Lorenzo Giustiniani (metà del XVI sec.) del Pordenone. Gli altri riguardano i patriarchi del secolo scorso Luigi Sarto (papa Pio X); Angelo Roncalli (Papa Giovanni XXXIII) e Albino Luciani (Papa Giovanni Paolo I)
Con l’occasione sono anche visitabili la sala dove sono esposti i preziosi arredi sacri e quella dedicate alle sculture lignee medievali.
Fino al 30 luglio. Tutti i giorni dalle 10 alle 18Lidia Panzeri
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06/10/2005 03/09/2006 |
Tintoretto, il ciclo di Santa Caterina e la quadreria del Palazzo Patriarcale | Museo d'Arte Sacra di S.Apollonia |
Mostre |
| La mostra, a cura di don Gianmatteo Caputo, direttore del Museo Diocesano, si presenta come occasione assolutamente unica: nata dal restauro in corso del Palazzo Patriarcale. | ||||