È stata una gara tra amici, parenti, conoscenti, estimatori e critici quella che ha permesso di ricostruire con ricchezza di opere, al Museo Correr di Venezia, l’itinerario artistico di Alberto Gianquinto (1929 – 2003), dagli esordi, agli inizi degli anni sessanta, fino al 2001: sono, infatti, tutti di collezione privata i molti quadri, anche di dimensioni ragguardevoli, e le rare sculture esposte per ricordare, opportunamente, un artista che è stato tra i più rappresentativi della sua generazione a Venezia. In questo percorso sono evidenziate alcune ricorrenze, sia dal punto di vista stilistico che da quello ideologico. Gianquinto è quello che, una volta, si diceva un artista impegnato: ne sono un esempio i simboli della bandiera rossa (trionfante o lacera) e della falce e martello o l’omaggio al “ Che” di cui rievoca la morte in diversi momenti: “A Guevara” del 1969 e “Guevara “del 1986. Altra ricorrenza, ma questa di tipo affettivo, il quadro che dedica al figlio, puntualmente, ad ogni suo compleanno “Nino mio ha XXI anni” del 1982 e “Nino mio ha XXXII anni” del 1993, sembrano cogliere lo stupore per il tempo trascorso. Poi ci sono gli stilemi, che accompagnano tutta la sua opera. La candela, metafora della caducità della vita “La luna e le candele” del 1983 o il tema affine della rosa o di altri fiori recisi. C’è in questo un sottile lirismo, venato di malinconia, speculare, ma anche intrecciato al suo impegno politico.
Gianquinto è anche artista della realtà, che specie nei suoi primi anni mette in primo piano gli oggetti quotidiani: tavoli, sedie, cassetti, isolati o a dar risalto alla solitudine delle figure in interni poveri: la sintesi più efficace è quella del “Grande interno a Lipari” del 1960, il quadro che per primo gli diede la fama
Il rapporto con lo spazio è abbastanza complesso: a volte si configura come gabbia, elemento claustrofobico, specie se espresso attraverso la scultura o metafora della repressione, nelle tele a soggetto politico; più spesso è la finestra, punto di raccordo tra interno ed esterno, apertura sul mondo idilliaco di un giardino sognato o di una spiaggia assolata di Jesolo, dal 1983 dimora abituale dell’artista. Con l’andare del tempo i colori delle tele si rasserenano, acquistando le tonalità del pastello e l’azzurro tenue del cielo primaverile solcato da rondini.
Negli ultimi anni una nuova svolta, il prevalere della tematica religiosa, soprattutto nel ciclo delle “Crocifissioni” del 1994, nel quale Gianquinto sa esprimere, in tratti essenziali, nell’alternarsi del bianco e del nero, un meditato, composto dolore.
Fino al 26 febbraio. Orari del museoLidia Panzeri
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17/12/2005 26/02/2006 |
Alberto Giaquinto Opere 1960-2001 | Museo Correr |
Mostre |
| La mostra è allestita in dieci sale al secondo piano del museo e presenta una sessantina di opere - dipinti e sculture - del grande pittore veneziano recentemente scomparso, delineandone il lungo e appassionato percorso espressivo e umano. | ||||