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Lucio Fontana - Concetto spaziale, Venezia era tutta d'oro

Articolo a cura de «Il Giornale dell’Arte»

Lucio Fontana. Venezia /New York

 

Sembrava un’impresa impossibile, quella di ricostruire la serie delle Venezie, undici quadri di 150 cm x 150) di Lucio Fontana esposti insieme solo in due occasioni, entrambe risalenti all’ormai lontano 1961. La prima, tra luglio ed ottobre, a Palazzo Grassi di Venezia, nella mostra “Arte e contemplazione”; la seconda, in novembre, alla Galleria di Martha Jackson a New York. Poi disperse per vari rivoli, in collezioni pubbliche e private, fin nella lontana Tokio. Luca Massimo Barbero, il curatore della mostra “Lucio Fontana. Venezia /New York “, in programma alla Collezione Peggy Guggenheim fino al 24 settembre. ha fatto il miracolo. Ed è gia questo un evento eccezionale, a cui si aggiunge l’altra metà della mostra, quella che ha per protagonista New York: altre undici opere, queste mai esposte tutte insieme, prima di questa occasione. Fu proprio in occasione della mostra alla galleria Jackson che Fontana (aveva già 62 anni) si recò per la prima volta nella metropoli statunitense: fu affascinato dal dinamismo della città e, di getto, si mise ad imprimere le sue impressioni nei disegni che sottolineavano lo sviluppo verticale degli edifici e le linee convulse del traffico. Due città a confronto, dunque, la Venezia sensuale, bizantina e barocca, città del passato e la New York, pulsante di movimento e proiettata verso il futuro, anzi città del futuro.

Due città diverse che richiedevano, per essere rappresentate di tecniche diverse.

Ed è questo l’altro aspetto importante della mostra, l’impressionante capacità di rinnovarsi di Fontana. Il ciclo delle Venezie fu concepito nel 1959, anno di svolta, quello delle prime sperimentazioni dei tagli, di cui, opportunamente vengono esposti, a premessa, degli esempi. Su questa linea di continuità, sottolineata anche dal titolo delle opere “Concetto spaziale” l’artista innesta una novità, di tipo materico, Forse ispirato dalla sostanza magmatica di cui è costituita la città ricorre all’uso inedito di una particolare resina acrilica (analizzata per l’ occasione) molto densa, di rapida essiccazione, così da permettere all’artista un intervento gestuale. Apre buchi, incide tagli, inserisce pietre preziose. All’insegna dell’oro e della magnificenza bizantina

(Mezzogiorno a Piazza San Marco al sole), della sinuosità delle forme barocche (Venezia barocca); dei riflessi argentei di luce (Venice Moon) e dello splendore delle notti stellate (In piazza San Marco di notte con Teresita, la moglie).

Lucio Fontana - Concetto spaziale, Notte d'amore a Venezia

New York è città diversa, cambia il formato delle opere, tutte proiettate in verticale, come nel trittico “Concetto spaziale, New York 10”; cambia il materiale, il metallo: il rame, abbastanza duro da esemplificare l’ossatura dei grattacieli come in “Concetto spaziale, New York Grattacielo” o il più malleabile alluminio che si presta ad essere attraversato da linee dinamiche come in “Concetto spaziale, New York 14”.

A differenza del ciclo di Venezia, eseguito in un breve arco di tempo, questo di New York ha una genesi più lunga: Fontana, continua a lavorare su questo tema fino alla sua morte, nel 1968.

A premessa di questi due cicli, una sintesi delle opere datate dal 1947 al 1967 che dimostra la continua capacità di rinnovamento, anche nell’uso e nella varietà dei media, di Fontana, pur all’interno di una riconoscibile e ribadita continuità. Concetto spaziale, 1949, una raffinata carta telata, per certi aspetti anticipa gli interventi sulle tele che porterà, a distanza di dieci anni, alla rivoluzione dei tagli mentre “Concetto spaziale, 1961” (olio e tagli su tela, argento) vira decisamente verso forme barocche. Allo stesso tempo è possibile trovare riscontri precisi: “Concetto spaziale, Iris Clert” del 1961 nel suo splendore dorato è molto simile a “Concetto spaziale, Venezia era tutto d’oro” sempre del 1961, che è il logo della mostra. Non una copia, piuttosto una variazione come negli spartiti musicali.

Lidia Panzeri

 
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