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Igor Mitoraj - Foto di una sua scultura

Articolo a cura de «Il Giornale dell’Arte»

Mitoraj

 

12 statue di grande formato, in bronzo, di impronta antica, rappresentanti divinità, eroi e figure alate, dialogano dal 24 settembre al 18 dicembre con i campi di Venezia, lungo un itinerario che da Campo Santo Stefano approda a Santa Maria del Giglio.
Protagonista Igor Mitoraj, nato nella Germania del 1944 da padre francese e madre polacca.

Passata la tragedia della guerra è proprio in Polonia che Mitoraj riceve la sua formazione per poi emigrare a Parigi.

Qui ha inizio la sua ascesa come artista fino a diventare uno dei più apprezzati rappresentanti della scultura europea contemporanea.

L’inizio della mostra, è comunque, a Ca’ Pesaro, dove sono esposti i suoi finora inediti disegni, non paragonabili per qualità alle sculture, ma pur sempre testimonianza della loro fase ideativa.

Nello stesso museo, all’interno come all’esterno, è anche concentrato il nucleo più consistente (otto) delle sculture, da quelle ormai canoniche, di grande formato, come la “Testa addormentata” del 1983, che si affaccia sul Canal Grande, alle ultime, di dimensioni più limitate, molto compatte, ispirate al tema della laguna.

Mitoraj ha una cifra stilistica ben riconoscibile: la sua moderna interpretazione della scultura antica, in particolare di quella greca e egiziana, rende compatibile l’inserimento delle sue opere in un ambiente urbano.

Igor Mitoraj - Foto del suo atelier

L’operazione di Mitoraj appare dunque più convincente rispetto a quella già sperimentata due anni fa e sempre promossa dalla Galleria Contini, per Botero.

È meno invasiva della precedente e, soprattutto, con opere di maggior qualità e fascino.

Mitoraj lascia volutamente mutili, spesso addirittura acefali, molti suo torsi, quasi fossero reperti archeologi rinvenuti da uno scavo, creando una voluta distanza temporale.

Anche il bronzo, suo materiale d’elezione, spesso solcato da volute fratture, rafforza quest’illusione.

Inoltre la cavità delle sue statue e il vuoto delle orbite quando addirittura gli occhi non siano coperti da una benda, suggeriscono un’atmosfera metafisica, per la quale non è azzardato un paragone con Giorgio De Cherico, non a caso ugualmente attratto dalla mitologia antica.

Ca’ Pesaro, campi di Venezia, Piazzale Candiani a Mestre, San Giuliano ed aeroporto. Fino al 18 dicembre.

Lidia Panzeri

 
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