Eredi della gloriosa tradizione del secolo d’oro, il Cinquecento, gli artisti veneziani del XVII secolo disprezzarono la natura morta anche dopo che questa si era pienamente affermata in tutta Europa a partire dalla seconda metà del ’600.
Gli stessi collezionisti, tra i quali figurano Girolamo Contarini e Girolamo Ascanio Molin tendevano a confinare quadri di questo tipo nelle cucine o nelle sopraporte, mai nel salotto buono.
Era un pregiudizio, naturalmente, visto che lo stesso Leonardo non aveva disdegnato di esercitarsi in questo settore.
Ed è proprio da “Studio di fiori”, un piccolo disegno a penna di questo grande genio che inizia la mostra “Natura morta alle Gallerie dell’Accademia” in corso fino al 6 gennaio 2006.
A cura di Giovanna Nepi Scirè e Sandra Rossi, catalogo Marsilio.
Nelle 39 opere in mostra c’è l’intero campionario dei soggetti più consueti al genere.
Da un classico Evaristo Baschenis con i suoi “Strumenti musicali” ai cesti di frutta di scuola settentrionale e napoletana, alle composizioni di fiori di scuola fiamminga; dalla cacciagione di un maestro del genere come Jan Fyt, agli animali (vivi) da cortile di un Melchior de Hondecoeter per finire con l’allegoria della “vanitas” ovvero la rappresentazione del teschio, uno dei temi più visitati nel Seicento.
Tutti quadri di autori “foresti”.
Il genere continua, sia pure con più rara frequenza, anche nel ’700 fino a trovare una sua espressione divertente e trasgressiva nel veronese Sebastiano Lazzari.
Caduta di moda nell’800, la natura morta diventa uno dei soggetti prediletti dai pittori veneti della seconda metà del ’900, da un Barbisan, da un Afro, da un Minassian, da un Rizzetto le cui opere, intelligentemente acquistate dalla Gallerie dell’Accademia vengono, in questa occasione, messe a confronto con quelle degli autori antichi.
Da segnalare due dipinti attribuiti alla bottega del Bassano, un precursore del genere: “Paesaggio con la famiglia del seminatore” e “Paesaggio con animali da cortile”.
Quest’ultimo, restaurato come gli altri in occasione della mostra, ha rilevato una qualità tale da far pensare all’esecuzione in prima persona dello stesso Jacopo.
Infine, un vero gioiello: la serie delle piccole miniature su avorio (7 delle 8 originali), una tecnica portata alla perfezione, nel ’700 da Rosalba Carriera, e in questo caso utilizzata dall’ignoto autore per sintetizzare, con abile maestria e grazia, i temi della natura morta.
Lidia Panzeri
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06/09/2005 08/01/2006 |
La natura morta alle Gallerie dell'Accademia | Gallerie dell'Accademia |
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| La mostra - la prima che Venezia dedica alla natura morta - ricostruisce aspetti sino ad oggi poco esplorati della fortuna di questo genere artistico a Venezia, indagando la storia del gusto e le affascinanti vicende del collezionismo lagunare. | ||||