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John Singer Sargent - Corner of the Church of San Stae

Articolo a cura de «Il Giornale dell’Arte»

Sargent and Venice

Un americano a Venezia
al Museo Correr la mostra dedicata a Sargent
23 marzo – 22 luglio 2007

Il titolo, Sargent and Venice ricalca volutamente quello della precedente e fortunata mostra “Turner and Venice”, sempre al Museo Correr. Coincidono anche i contenuti, vale a dire le vedute di un grande artista, relative al centro storico e ai suoi luoghi topici. Le analogie finiscono però a questo punto e non solo per un’ovvia diversità di stile, ma anche perché, a differenza della precedente esposizione, le opere di Sargent in questo caso, sono messe a confronto con la coeva produzione degli artisti locali, da Luigi Nono a Giacomo Favretto, con i quali si può trovare più di un riscontro, ma che non figurano in catalogo.

La prima visita di Venezia di John Singer Sargent ( Firenze 1856 – Londra 1925) risale al 1870, ma allora era solo un ragazzo, non ancora iniziato all’arte. Vi ritorna, poi, una seconda volta, giovane artista, nel settembre del 1880. Seguono, nel tempo, una decina di soggiorni fino all’ultimo nel 1913. A Venezia frequenta la raffinata società cosmopolita, che spesso raffigura nei suoi quadri: ne è un esempio “An interior in Venice” del 1898, ambientato nel salone di Palazzo Barbaro.

John Singer Sargent - An Interior in Venice

Sargent quasi un secondo Giovanni Boldini, il cantore delle èlites, ma con più corde al suo arco. Infatti, specie nella sua prima produzione veneziana, è altrettanto viva in lui l’attenzione per i soggetti popolari, come “The Onion Seller”, la venditrice di cipolle, o la coppia di “The Sulphur Match”, opere riferibili al 1882, quelle più affini alla tradizione locale, dove, a sottolineare la difficoltà dell’esistenza, prevalgono i toni scuri. Gli stessi che, peraltro, dominano anche nell’interno del coevo “Pavement of St. Mark’s” (la chiesa).

Progressivamente col tempo i colori si schiariscono e, contemporaneamente, la linea si fa più frantumata, quasi nervosa, vedi “ “La Dogana” del 1904 – 1907 o “The Salute” del 1902- 1907. Questa svolta si situa ai primi del 1900 la svolta e segna una più decisa adesione di Sargent ai canoni moderni. Sempre innestata, però, sulla grande tradizione impressionista, sul saper cogliere l’istantaneo guizzo di luce. Lavorando “en plein air”, magari seduto precariamente su una barca per restituirci una prospettiva insolita della chiesa della Salute anzi di un suo angolo, come è intitolato l’olio “Corner of the Church of San Stae, del 1913.

A cura di Warren Adelson, Elisabeth Oustinoff e Giandomenico Romanelli, la mostra è soprattutto incentrata sugli acquerelli, una cinquantina circa, quasi un terzo della produzione totale, con questa tecnica.

Lidia Panzeri

 
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