Francesco Guardi 1712-1793

Nel terzo centenario della nascita di Francesco Guardi, l’ultimo grande vedutista settecentesco, la mostra monografica promossa dalla Fondazione dei Musei Civici di Venezia ha come finalità la messa in luce della sua complessa produzione artistica, dalle meno note opere giovanili di figura, fino alle ‘scene d’interno’ nel gusto di Pietro Longhi, per concludersi con le splendide vedute di Venezia e i fantastici capricci, risalenti agli anni della maturità e della vecchiaia. L’esposizione al Museo Correr testimonia con una ricchezza di prestiti mai prima d’ora giunti a Venezia, le diverse fasi in cui si articola tutta l’attività di Francesco Guardi. La prima parte dell’esposizione è incentrata sulla produzione di opere di figura, in particolare quelle scene di vita contemporanea ispirate alla pittura di costume in cui allora primeggiava Pietro Longhi. Nel percorso espositivo si possono ammirare di questo suo momento due capolavori: il Ridotto e il Parlatorio delle monache di San Zaccaria ora a Ca’ Rezzonico, vere e proprie immagini simbolo del Settecento veneziano. Le prime vedute, capricci e paesaggi di fantasia, costituiscono la seconda sezione dell’esposizione. Queste opere ricalcano le composizioni di Canaletto e Marieschi, mentre successivamente avanza quella pittura frizzante e stenografica che lo renderà celebre. Francesco Guardi fu anche l’ultimo cronista delle feste e delle cerimonie della Serenissima, attività cui è dedicata una sezione specifica della mostra. Esemplare in tal senso è la tela con Il Bucintoro a San Nicolò del Lido del Musée du Louvre, il capolavoro della serie, dove, pur mantenendosi fedele al modello, Francesco crea un’immagine di grandissimo fascino e suggestione. Una sezione ad hoc viene dedicata a capricci e vedute, seppure siano collocabili lungo tutto l’iter professionale di Francesco Guardi, così da evidenziare la sua originalità in questo campo rispetto agli altri maestri veneti. Si vedano ad esempio i Grandi Paesaggi dell’Ermitage di San Pietroburgo, dove l’elemento naturale è trasfigurato da vibranti e irreali effetti luministici, mentre veri e propri capolavori tra i capricci sono i due grandi Paesaggi fantastici del Metropolitan Museum di New York. Dal punto di vista filologico si tratta della sezione forse più interessante della mostra, che consente di confrontare un cospicuo numero di opere mai viste assieme e quindi di verificare le proposte cronologiche fin qui avanzate dagli studi. Il percorso espositivo si chiude con le opere dell’estrema maturità, dove lo stile personalissimo di Francesco diviene sempre più libero e allusivo. Le figure sono semplici macchie di colore, un rapido scarabocchio bianco o un punto nero tracciato con un segno tremolante. A questo momento risalgono composizioni come la Regata sul Canale della Giudecca dell’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera oppure le due vedute del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. La mostra ha quindi un itinerario insieme cronologico e tematico che si sviluppa attraverso dipinti e disegni scelti per il loro particolare valore qualitativo e storico, all’interno di un corpus assai vasto ed eterogeneo che va dalle meno note opere giovanili di figura, ispirate alla pittura di costume ai dipinti sacri alle prime vedute, dai paesaggi e capricci, in cui risalta la sua originalità rispetto agli altri maestri veneti alle tele che immortalano le feste e le cerimonie della Serenissima, fino alle splendide vedute di Venezia degli anni della maturità, dove il suo stile personalissimo si fa sempre più libero e allusivo. Il percorso della mostra presenta oltre un centinaio di opere provenienti dalle principali istituzioni italiane ed estere, tra i quali l’Accademia Carrara di Bergamo, la Gemäldegalerie di Berlino, il Museum of Fine Arts di Boston, la Fondazione Gulbenkian di Lisbona, la National Gallery di Londra, la Fondazione Thyssen-Bornemisza di Madrid, la Pinacoteca di Brera e il Museo Poldi Pezzoli di Milano, l’Alte Pinakothek di Monaco, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Musée du Louvre di Parigi, l’Ermitage di San Pietroburgo, la National Gallery di Washington.

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