Sul nesso tra la danza, la musica e la loro osservazione da una prospettiva antropologica, si concentra il lavoro di Adriana Borriello, danzatrice e coreografa dal segno incisivo cresciuta al Mudra di Béjart e cofondatrice di uno dei gruppi più originali degli anni ’80, Rosas, sotto la guida di Anne Teresa De Keersmaeker. Ed è proprio dalla ricerca attorno al corpo inteso come espressione di ciò che cultura, storia e memoria individuale e collettiva, ma anche ambito sociale hanno impresso nei suoi modi di movimento, negli atteggiamenti posturali e nella gestualità che la Borriello rintraccia la sua ispirazione. Una ricerca che regala un contenuto fortemente espressivo al suo lavoro coreografico che, in questo percorso, si affianca a quello di altri artisti: la danzatrice Paola Rampone, Antonella Talamonti e Giovanni Bacalov per la colonna sonora, Livio Borriello per i testi e la drammaturgia, Vittorio Dario Guidotti per le immagini. Insieme danno vita a uno spettacolo fortemente evocativo per due danzatrici-interpreti: la stessa Adriana Borriello e Paola Rampone, danzatrice dal percorso autonomo e con esperienze significative in ambito americano e francese.
Lo spettacolo svilupperà l’idea di danza come scrittura del corpo, come rivelazione della sua storia recente e passata, di un “archivio” personale e collettivo insieme: “chi danza sta leggendo un testo, scritto nel corpo degli uomini nel corso della loro storia, a partire dai gesti primitivi, fino a quelli sempre più “educati” dell’uomo moderno. Inversamente, leggere un testo (o una qualsiasi parola o segno in sé inerte) è prestargli il corpo, e quindi ridargli vita e movimento. In tal senso verranno utilizzate parole, immagini e suoni all’interno del lavoro”. In uno spazio spoglio, vuoto, chiaro, le immagini, che trasfigurano posture, gesti e movimenti, costituiranno l’altro danzatore: quello invisibile.