Autore di una delle più significative ricerche nel campo della danza, di cui è uno dei protagonisti a partire dagli anni ’80, il danzatore e coreografo Virgilio Sieni sarà a Venezia con la sua compagnia per presentare in prima assoluta la sua ultima opera, Tristi tropici. Nato nell’ambito del progetto ENPARTS, la rete di collaborazioni avviato dalla Biennale di Venezia con festival e istituzioni europee che operano nel settore dello spettacolo dal vivo, Tristi tropici è coprodotto dalla Biennale di Venezia, Berliner Festspiele - Spielzeit’europa e Bitef Theatre, cui si affiancano per questa occasione la Compagnia Virgilio Sieni e la Biennale de la Danse de Lyon.
Tristi tropici prende spunto dall’omonimo testo di Lévi-Strauss del 1955. Il libro è essenzialmente un diario di viaggio nel quale Strauss annota le sue impressioni, frammiste a una serie di geniali considerazioni sul mondo. Ne risulta un'autobiografia intellettuale in cui convivono l'esperienza del viaggiatore, la ricerca sul campo e il confronto fra società moderne e primitive.
Il lavoro di Virgilio Sieni si concentrerà sul senso della diversità e del viaggio cercando un legame di parentela possibile nella qualità dei gesti e nella differenziazione dei personaggi; allo stesso tempo si rivolgerà all'apparire delle tipologie marginali dell'uomo dalle quali trarne le risorse per un percorso rivolto all'incontro e alla bellezza.
Così racconta la genesi dell’opera Virgilio Sieni:“ Nell'estate 2008 ad Avignone, dopo aver discusso con Giorgio Agamben di danza, cous cous e inoperosità del corpo, ripresi in mano un suo saggio sul bricolage dedicato al settantacinquesimo compleanno di Claude Lévi-Strauss. Fu lì che decisi di lavorare su quegli “straccioni sperduti in fondo alla loro palude” e come il loro abbrutimento aveva tuttavia preservato certi aspetti del passato: aspetti riflessi in decorazioni corporali e facciali di carattere ancestrale e rapporti di parentela tra gerarchie cosmiche e miti. Corpi e popoli che mostrano un possibile legame con l'inaccessibile indicandoci un barlume di speranza. E ancora una volta ho sentito un forte desiderio rivolto alla danza, non tanto come forma metrica, simbolica, poetica, ma come esperienza dell'inerzia, come esercizio di rianimazione lungo il processo di disintegrazione dell'uomo. Non possono esserci racconti ma deiezioni fisicamente fraseggiate dei racconti sui gruppi dei Tupi-kawahib, Nambikwara, Caduvei, Bororo fatti da Lévi-Strauss nel suo viaggio intorno agli anni ‘40 nelle terre del Mato Grosso (grande Macchia) in Brasile. Popoli già alla deriva ma ancora vivi dove le ‘donne nobili’ ci richiamano a quella che Lévi-Strauss definisce l'occasione perduta che era stata offerta all'Occidente di scegliere la sua missione”.
Sarà il compositore Francesco Giomi, in collaborazione con il Centro Tempo Reale di Firenze, a creare i paesaggi sonori di Tristi tropici, mentre la fotografa Martina Bacigalupo, investita dall'ONU in una ricerca documentaristica in Africa, realizzerà una partitura di immagini, un controcanto visivo al gesto del danzatore.