Il balletto pantomimico Coppélia ou La fille aux yeux d’émail (Coppelia o La fanciulla dagli occhi di smalto) fu allestito all’Opéra da Arthur Saint-Léon e Charles Nuitter su una musica di Léo Delibes. Nuitter ne trasse il soggetto da un racconto fantastico particolarmente cupo, Der Sandmann (L’uomo della sabbia) di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.
Der Sandmann, scritto nel 1817, vede lo studente Nathanael farsi rubare gli occhi e l’anima dal dottor Coppelius e dal professor Spalanzani, mentre osserva col binocolo Olimpia, la figlia di Coppelius. In questo modo Coppelius tenta di dar vita alla sua creatura, un automa da lui costruito.
Pur essendo fidanzato a Clara, una giovane borghese di solido buon senso, il giovane, perdutamente innamorato di Olimpia, si suiciderà quando scoprirà che colei che progetta di sposare non è che una macchina di cui i due scienziati si disputano la creazione.
L’argomento del balletto di Saint-Léon è però largamente semplificato ed edulcorato, a partire dal lieto fine. Della complessità del racconto hoffmanniano rimane solo l’opposizione fra i due modelli femminili, Clara (nel balletto Swanilda), che rappresenta la femminilità realistica e pragmatica, e Olimpia (nel balletto Coppelia), simulacro della perfezione fatta donna. Coppelius, certamente meno perturbante che in Hoffmann, resta però un personaggio di grande magnetismo che, sempre prigioniero delle sue chimere, non indietreggia di fronte a nulla pur di dar vita alla sua creatura.