Le riletture del Quartetto Arditti hanno lasciato un segno nel repertorio del XX secolo, e ogni nuovo concerto è considerato un evento. Nell’albo d'oro dell’Arditti sono scritte le prime esecuzioni mondiali di quartetti di Cage, Carter, Gubajdulina, Ligeti, Stockhausen e molti altri. La qualità alta e incisiva delle esecuzioni è valsa al quartetto il premio “Ernst von Siemens”, in passato attribuito a Karajan e Abbado.
Il concerto impagina brani per archi scritti tutti espressamente per il noto ensemble con un trittico di autori italiani – Daniele Bravi, Stefano Bulfon e Michele dall’Ongaro – che si conclude con Wolfgang Rihm.
Il secondo quartetto del trentacinquenne Daniele Bravi, qui in prima esecuzione italiana, nasce da un pensiero: “Aprire una finestra fra le molteplici dimensioni spazio-temporali che scorrono parallelamente ed osservarne il passaggio. Il continuo alternarsi di frammenti musicali autonomi e mai coesistenti (siamo in totale assenza di simbiosi) genera una forma complessa. Si ha la sensazione di passare, senza interruzione, dall'ascolto di un brano ad un altro. Vi sono sezioni in cui una dimensione prevale sulle altre, momenti dove l'intermittenza dei pannelli diviene frenetica e zone in cui risiedono solamente ombre di suono in movimento. Ci ritroviamo immersi in uno spazio acustico ricorsivo” (D. Bravi).