musica
Ein Gruss an J. S. Bach

Mauricio Kagel, forse tra le figure più irriverenti e fuori dagli schemi della musica contemporanea, ha affermato: «Forse non tutti i compositori credono in Dio, ma tutti credono in Bach».

Johann Sebastian Bach, tanto misconosciuto dai contemporanei quanto fonte inesauribile di ispirazione per numerosi figli spirituali; poeta del contrappunto, «Urvater der Harmonie» (Beethoven), demiurgo tematico, uomo dedito ai piaceri della vita e della musica. Dopo la sua dipartita fu tenuto di poco conto per mezzo secolo, finché nel 1802 Johann Nikolaus Forkel pubblicò una sua biografia. Goethe conobbe le opere di Bach relativamente tardi nella sua vita ascoltando una serie di concerti a Bad Berka fra il 1814 ed il 1815; narrò di quest'esperienza di ascolto in una lettera del 1827, definendo la musica di Bach come 'un'eterna armonia in dialogo con se stessa'.

Fu però Felix Mendelssohn il vero e proprio sponsor di Johann Sebastian con l'esecuzione, della Passione secondo Matteo a Berlino nel 1829. Hegel, che assistette alla Passione, definì Bach «grande, davvero protestante, robusto, genio erudito». L'influsso del compositore non è stato solo musicale, ma anche, per dirlo alla latina, tramite un processo nomen omen. Molti compositori gli hanno reso un omaggio dal sapore crittografico traducendo le lettere del suo nome in note musicali (B = Si bemolle, A = La, C = Do, H = Si naturale): Beethoven, Brahms, Liszt, Shostakovich, Maderna, Togni, per fare solo alcuni nomi. Ancor molte di più sono le composizioni che, più o meno velatamente, per stile, idee tematiche o tecnica compositiva si sono ispirate a Bach.

Il programma del concerto inizia con un 'ricercare': una forma di ispirazione rinascimentale, che consisteva nella trascrizione delle improvvisazioni e delle sperimentazioni sul proprio strumento. Il Ricercare di Togni propone molteplici soluzioni armoniche avventurose ispirate a un Bach non più barocco, ma già contaminato dai rimaneggiamenti di due secoli, passando per Arnold Schoenberg e Ferruccio Busoni.

Il titolo del concerto è stato tratto dalla descrizione che Brahms stesso fece della Sonata op. 38: «Ein Gruss an J. S. Bach»; dunque un saluto a J. S. Bach, non una dedica, neppure un omaggio: l'utilizzo di temi dell'Arte della fuga mira dunque a far rilucere il genio contrappuntistico bachiano, conferendogli una nuova veste, inquadrandolo cioè in uno sviluppo tematico di temperie romantica. Il clima di profonda, quasi solenne reverenza di Brahms verso il genio bachiano sarà del resto subito chiaro a tutti dalle prime note dell'opera. Il mondo sonoro dei Madrigali di Martinu, è più rilassato e giocoso, ma, dietro l'apparente fruibilità, sottostanno due secoli di ricerca contrappuntistica relazionata alla cantabilità. Schnittke, pioniere del caos polistilistico, alla memoria di Bach ha dedicato molte opere tra le quali il Concerto Grosso n. 1, la Seconda Sonata per violino e pianoforte. Nella Terza Sonata proposta stasera non v'è alcun riferimento esplicito all'opera bachiana: proprio per questo si apprezza ancor meglio il recupero di un procedere fantasioso e stravagante, tipico dell'età barocca. Le risoluzioni delle aspre dissonanze e gli incastri delle voci sembrano obbligate da lunghe radici sotterranee. Si narra che Mozart, quando visitò la chiesa di San Tommaso a Lipsia e ascoltò l'esecuzione del mottetto Singet dem Herrn ein neues Lied BWV 225, esclamò: 'Questo è qualcosa da cui possiamo imparare!'. Dopo essersi fatto dare tutti gli spartiti di Bach presenti nella chiesa si sedette e non si alzò finché non ebbe finito di esaminarli tutti. Arvo Pärt trasfigura l'adagio mozartiano, connotandolo con una nota luttuosa e dolente, quasi da Passione. La musica di Bach è come la tessitura di un tappeto persiano, dalle trame incalcolabili e dai disegni intricati e sapienti. E' bello sapere che il Voyager Golden Record, il disco inserito nelle prime due navicelle del Programma Voyager, lanciato nello spazio nel 1977, contiene tre sue composizioni e che dunque 'i terrestri' hanno scelto la sua musica come biglietto da visita.

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Teatro La Fenice
San Marco, Campo S. Fantin, 1965 - Venezia
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