Un Borkman riletto, diretto e interpretato in maniera fortemente contemporanea.
Un Borkman generazionale per comunicare inusuali punti di vista al testo di Ibsen.
Massimo Popolizio, Lucrezie Lante della Rovere e Manuela Mandracchia, insieme a Mauro Avogadro, sono gli attori scelti da Maccarinelli per interpretare il testo di Ibsen.
La nuova traduzione e il nuovo adattamento di Claudio Magris consentono di leggere il significato dell'esistenza di Ibsen attraverso una nostalgia non remota e non inappagabile.
Grandi ambizioni muovono il protagonista di questo testo di Ibsen.
Come nelle sue ultime opere, il centro di interesse di Ibsen è la creazione di un percorso di vita: grandi uomini con grandi progetti che si scontrano con il senso ultimo del loro operare, rispetto a sé e rispetto alla vita.
Borkman, nel suo percorso di creazione, ha avuto un lungo stop, poiché è stato condannato ad otto anni di prigione. Brillante banchiere incorso in un fallimento finanziario di grandi dimensioni, da genio della finanza si ritrova ad essere un fallito. Toccato dal disonore, dissolta la stima degli altri nei suoi confronti, non sembra però disposto a considerarsi un vinto e continua a non avere dubbi sul valore demiurgico di quella che lui considera la sua missione. Si sente un creatore finanziario, quasi un artista della finanza, per la potenza visionaria del suo intendere.
Con lui, il suo solo amico, Foldal, un suo ex collaboratore, autore di un testo mai pubblicato, creatore quindi a sua volta di qualcosa che non vedrà mai completamente la luce.
La depressione collegata alla creazione sembra affacciarsi fra le pagine del testo, che incrocia la vicenda del finanziere a quello delle due sorelle Rentheim - la moglie e la ex amante consumata dalla malattia. Due sorelle che hanno avuto lo stesso uomo, John Gabriel, senza tuttavia averlo mai completamente posseduto.