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The Way of Enthusiasts

La Fondazione no-profit V-A-C con sede a Mosca e impegnata nella presentazione, produzione, e diffusione nazionale e internazionale dell’Arte Contemporanea Russa, è orgogliosa di presentare la mostra The Way of Enthusiasts durante la 13. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.

La mostra dinamica e multidisciplinare, utilizza il contesto urbano e architettonico della Biennale come filtro e lente attraverso cui ricomporre gli eventi disseminati negli ultimi decenni di arte russa, in un paesaggio vitale e omnicomprensivo. The Way of Enthusiasts vuole riflettere sulla struttura e il logos artistico tra gli artisti e le opere prodotte durante e come conseguenza di un particolare periodo storico e culturale in Russia, cercando di tracciare le relazioni, i punti cruciali, i fili di intersezione tra arte e architettura. La mostra presenta quegli artisti che cominciano a essere attivi negli anni ‘70 e ‘80 sotto le circostanze politiche e architettoniche particolarmente intense della società post-ideologica, e cioè durante il fallimento del progetto sociale della costruzione di alloggi pubblici industriali in Russia, per arrivare fino ai lavori di una nuova generazione di artisti post anni ‘90. I resti di questi esperimenti architettonici per metà mutati in macerie, onnipresenti nelle città di oggi, sono abitati dai fantasmi del passato e dagli incubi del presente e continuano a svolgere un ruolo decisivo nei dialoghi artistici contemporanei. In modo particolare per gli artisti della Scuola Concettuale di Mosca, il fallimento di questo progetto abitativo pubblico negli anni ‘70, fornì loro i primi spazi urbani operativi per le loro ‘azioni collettive’ e divenne anche fonte di ispirazione, un modo per bilanciare la deviata attrazione metafisica tra il centro e la periferia. Le azioni del Gnezdo group, che operò solo per cinque anni (1975-1979), indicava il picco dell’attività nel campo dell’arte alternativa a Mosca, e l’assurdità profana delle loro street actions delineò le diverse intonazioni dell’attivismo moscovita. Il SZ group (Vadim Zakharov/Viktor Skersis) provava a collegare la città tramite costellazioni di comunicazioni inutili e invisibili. Due decenni più tardi il fallimento dell’Unione Sovietica e il nuovo modo di vivere spinsero l’arte nelle strade, creando un nuovo linguaggio artistico sovversivo che utilizzava fisicamente attivismo e azionismo, provocazione, speculazione e populismo. Così, nell’arte dei primi anni ‘90 troviamo molti tentativi tragicomici da parte di artisti di ergersi a favore di monumenti assenti o screditati, come sottolineato nelle performance di Anatoly Osmolovsky, che sta seduto, metaforicamente e storicamente, sulla spalla dell’enorme statua dedicato a Majakovskij. Gli artisti della generazione successiva rimasero saldamente al di fuori della logica della redistribuzione territoriale e del conseguente conflitto. Contemporaneamente, altri artisti cercarono di sradicare il controllo governativo sullo spazio riappropriarsi dei luoghi pubblici. Tali impulsi si manifestano esplicitamente nel lavoro di David Ter-Oganian, soprattutto quando cerca di delimitare l’arena di controllo (o di non-controllo), nei suoi schizzi, dove la griglia di un quaderno viene usata per misurare la proporzione (o la sproporzione) della rivoluzione. Il caos delle installazioni di Sergey Sapozhnikov - volutamente costruite nella periferia in rovina della città di Rostov-on-Don – fanno riferimento alla potenziale liberazione dalla struttura dello spazio organizzato e del comportamento codificato. Anastasia Ryabova gioca con i segni dell’abbandono dei simboli rappresentativi del potere in città guardando a un “ritorno al futuro” delle pratiche collettive passate, archiviando e virtualizzandone il terreno comune attraverso network e giornali locali. I nuovi strumenti di controllo socio-politico e l’occupazione delle città sono estremamente significativi per Arseniy Zhilyaev, così come la memoria collettiva degli spazi vitali Sovietici con il suo ricordo comune e la condivisione di ciò che è rimasto degli interni e degli oggetti. Il suo ambizioso pezzo per questa mostra ricostruisce una lavanderia pubblica pienamente operativa – uno spazio tipico delle strutture a disposizione all’interno degli alloggi pubblici costruttivisti, e una caratteristica della vita Sovietica, dove tutti gli aspetti della vita privata dovevano essere condivisi, fino al crollo dell’Unione – in un contesto nuovo e insolito di un palazzo storico di Venezia.

dettagli
Biglietto: consulta il sito dell'evento
organizzatori
quando
dal 29/08/12 al 25/11/12
DoLuMaMeGiVeSa
Orario: (scegli la data)
dove
Casa dei Tre Oci
Giudecca 34, Venezia 30123
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